Propongo sedute individuali con i Cristalli secondo la tradizione Ayurvedica.

La seduta ha la durata di 1 ora
Precauzioni: occorre non aver mangiato da almeno 2 ore
Dopo la sessione: prendersi del tempo per sé, bere molta acqua e assecondare l’appetito. Durante la settimana successiva tenere un taccuino sul comodino, per annotare i sogni al risveglio: dopo l’incontro con i cristalli i sogni sono molto interessanti !

Di cosa si tratta ?

L’utilizzo dei cristalli come armonizzatori naturali è compreso nell’ambito più vasto delle terapie vibrazionali.
Il Cristallo è un ente-mente naturale, semplice, assoluto e comunica un messaggio naturale, semplice e assoluto: è un pensiero esente dal veleno del dubbio. Entrare in sintonia con un cristallo significa invitare la nostra mente ad accordarsi secondo un’armonia essenziale per recuperare l’originalità della nostra anima, del nostro sentire originale.
La cristalloterapia è una pratica shamanica antica di millenni, la cui validità di risultati supera spesso le aspettative.
Il campo della cristalloterapia non coincide strettamente con il campo medico come comunemente lo si intende nel senso di “cura” di una malattia, ma si prende cura della persona nella sua interezza: la mente, il movimento delle energie, le emozioni, i corpi e l’integrazione tra questi.
La cristalloterapia fa fluire lo spirito tra i frattali della coscienza: è molto più di un riequilibrio, purifica, alleggerisce, porta fuori i miasmi, prima quelli grossolani e poi quelli più sottili, coltiva la mente nella luce. Possiamo definire i cristalli in terapia strumenti di comunicazione, portatori di informazioni criptate dentro la loro struttura geometrica, indirizzate non tanto al copro fisico di una persona, quanto alla realizzazione cui sono protese le energie del corpo. Quando li poniamo sopra ad una persona, la pelle, che è un tessuto intelligente che vive di liquidi, agisce come sensore. Nei nostri liquidi ci sono memorie, emozioni, sogni, e, alla fine, conoscenze, nei liquidi c’è la Vita e il suo mistero e tutto questo c’è al di là della nostra coscienza vigile. Il cristallo potrebbe essere il messaggero tra il nostro sistema psicofisico e quel sistema immutabile e perfetto che si rispecchia nel riconoscimento di principi e valori etici ed estetici.


IL LIBRO

Libro Cristalli IL LIBRO Nel 1999 ho pubblicato con Andromeda Editrice, coautrice insieme a Lucio Molinari, il libro I CRISTALLI, che é stato presentato dall’editore, Paolo Brunetti, alla Fiera SANA di Bologna di quell’anno come un libro scientifico, che partecipa ad una corrente olistica di pensiero, una scienza diversa eppur degna di rispetto e attenzione. I Cristalli Vittoria Fornari - Lucio Molinari Il Cristallo è un ente-mente naturale, semplice, assoluto e comunica un messaggio naturale, semplice e assoluto: è un pensiero esente dal veleno del dubbio. Entrare in sintonia con un cristallo significa costringere la nostra mente a ragionare in termini semplici e quindi accordarsi secondo un’armonia essenziale. Un cristallo può divenire il nostro accordatore di fiducia, a cui ci affidiamo per recuperare l’originalità della nostra anima, del nostro sentire originale. Il cristallo non è una medicina come comunemente viene intesa in senso farmacologico, ma è in grado di invertire quella logica energetica che ha innescato la malattia, entrando in interazione con le energie della coscienza e favorendo in questo modo una sorta di auto guarigione. La cristalloterapia si prende cura dell’essere umano nel suo insieme: la mente, il movimento delle energie, le emozioni, i corpi e l’integrazione tra questi. All’interno del testo si trova una sezione illustrata con figure che spiega come si svolge una seduta di cristalloterapia.


LA MIA FORMAZIONE

In questo campo ho avuto come insegnanti Vaidya Bhagwan Dash, e soprattutto Tublu Aniruddha Banerjee, Yogi di Pondicherry (Madras, India), per molti anni nell'ashram di Auroville, che ha soggiornato qualche tempo in Italia, ospite di una cara amica, negli anni 1989-1990, e i cui profondi insegnamenti sono confluiti nella formazione dell’Istituto Maitri Discipline Olistiche e Naturali, di cui sono onorata essere presidente.


Note per una possibile scienza olistica

Classifichiamo come “minerale” quella parte dell’esistente che, sia in forma solida, liquida o gassosa, si combina e si dissocia senza mai variare la propria identità materiale anche quando può modificarsi d’aspetto in un cambiamento di stato fisico. Esso non si nutre, non respira, non scarta, non si riproduce: non si trasforma costantemente per sopravvivere. Per questo motivo distinguiamo “esseri viventi” come viventi di una vita organica, dai minerali, vita inorganica, “non vivente”, intendendo certamente non vivente la nostra vita.

E’ l’aspetto silente, costante, che accompagna il tempo senza temerlo. Il nostro pianeta, e anche gli altri per quanto ne sappiamo, appare come una sfera minerale formata da 88 elementi che si aggregano in circa 2.000 combinazioni omogenee. Siccome molto raramente si presentano come elementi puri, si potrebbe dire che un giacimento d’oro è una meditazione del pianeta. Soltanto l’acqua giocando con il calore ritorna sempre al suo stesso grembo , nel sale delle profondità marine. Visto in sé, il pianeta in cui viviamo è a tutti gli effetti un essere a sé stante. Il suo vasto corpo danza intorno alla luce del sole, vestito dai veli della sua atmosfera, e sulle sue curve alcuni minerali che lo compongono si sono organizzati nel gioco della vita organica, anch’essa attraversata dall’acqua, ma caratterizzata da un’altra danza: il respiro. Il respiro che entra nell’individuo per renderlo tale: cosciente di esistere di una esistenza separata da tutto il resto. Il respiro crea l’io.

E’ quella fascia che noi chiamiamo atmosfera, che sembra un nastro di tulle visto dallo spazio, in cui tutta la vita come noi la intendiamo, accade. Gli antichi chiamarono quella fascia “il Patto del Fuoco” dove il fuoco è la trasformazione che non deve mai cessare perché la vita biologica continui ad esistere. Un crogiolo di eventi precipitosi, collettivi e ciclici dove, attraverso le ramificazioni del sistema nervoso degli esseri, è possibile “sentire”, raccogliere, accumulare, trasformare energia, sempre passando attraverso il fuoco dell’attività, tra tutti i piani possibili. Qui nascita e morte si soppiantano l’un l’altra senza sosta, e l’una è la condizione dell’altra. Gli esseri si cibano degli esseri, ma quando muoiono tornano polvere, minerale, e tutti più o meno inconsapevolmente respirano la stessa atmosfera, scambiandosi ossigeno, anidride carbonica e...”sentire” Questa immagine è simile a quella di un acquario: tutto accade all’interno del vetro trasparente e non è possibile per nessuno degli esseri che vivono all’interno isolarsi.

Su qualunque piano di osservazione ci si ponga tutto appare simile: insiemi e sottoinsiemi, ma ogni insieme preso di per sé stesso appare un sistema organizzato in sé, separato, e così si sente, anche se contiene ed è contenuto come in un gioco di scatole cinesi.

Quando siamo nel ventre di nostra madre per i nove mesi in cui il nostro spirito attinge da quel corpo le sostanze per costruire il proprio stesso corpo, a propria immagine e somiglianza, strutturandolo attraverso la memoria secondo i codici della propria eredità genetica e/o spirituale, siamo in una situazione particolare perché lì ci siamo soltanto noi e viviamo in un mondo d’acqua. Quando abbiamo completato la nostra preparazione il corpo di nostra madre ci riconosce come “altro” da sé e ci partorisce in un mondo d’aria. Da quel momento siamo penetrati dall’aria, dal velo. Il nostro primo respiro si ripeterà uguale fino all’ultimo. Ironia: il respiro è ciò che segna la nostra individualità e contemporaneamente segna la nostra impossibilità a non essere condizionati. Tutto ciò che ci circonda vive insieme a noi e tutto è intrecciato attraverso una fitta rete di rapporti scambievoli senza soluzione di continuità, compreso quel vasto e complesso universo che è racchiuso dall’involucro della nostra pelle e che noi chiamiamo il corpo fisico.

Solo i cristalli, misteriose formazioni di minerali, appaiono immobili nel tempo, refrattari al divenire, identici a sé stessi dopo aver completato la propria formazione, per milioni di anni. Inestricabile segreto che ha sempre affascinato l’uomo e lo ha fatto sognare di eternità e di paesi incantati in cui bellissimi dei e maestri sapienti vivono in palazzi di puro cristallo. Da sempre l’uomo ha tenuto con sé cristalli dando ad essi sicuramente valori differenti: magico e taumaturgico, ma anche estetico, gerarchico e religioso. I siti archeologici più antichi che hanno portato alla luce cristalli usati come monili risalgono al paleolitico superiore, circa trentamila anni fa. Le tombe del neolitico ne sono piene. I cristalli venivano incastonati così come erano trovati, senza essere tagliati ed è stato così fino a tutto il medio evo. Il tesoro della corona inglese conserva ancora oggi un grossissimo rubino detto del Principe Nero, che è stato incastonato nel 1300 senza portare alcuna modifica alle faccette non troppo regolari. In questa realtà in cui viviamo immersi tutto comunica con tutto. Noi comunichiamo ciò che siamo e lo facciamo in molti modi ed in diversi tempi. Comunichiamo parlando, scrivendo, in modo volontario, ma c’è una fitta rete di comunicazione non verbale che viene costantemente intessuta attraverso atteggiamenti e gesti comuni; ballando, camminando, sedendoci, ed in ogni più piccolo gesto quotidiano, noi comunichiamo ciò che siamo. Anche attraverso i nostri colori: il colore degli occhi, della pelle, dei capelli; le forme del corpo sono comunicazione della nostra eredità fisica e caratteriale e nella postura comunichiamo le nostre reazioni, il nostro atteggiamento di fronte agli stimoli ambientali. Anche gli altri animali fanno questo. Ogni cuore che batte comunica se stesso intorno a sé. Più il messaggio è composto e complesso tanto più si fanno contraddittorie le informazioni e confuso il risultato della comunicazione. Più ci allontaniamo da modelli semplici, ma precisi, che potremmo definire archetipi nel senso letterale del termine, più andiamo componendo tipi composti da più messaggi diversi e di diversa notazione, e più sarà difficile distinguerne la comunicazione essenziale.
Da qui la necessità di una comunicazione verbale, e scritta, che potremmo definire alfabetica, che ci permette di informare tra loro enti complessi secondo un codice dato ed accettato tra le parti. E qui entriamo in un ambito culturale concernente il solo essere umano. Per tutto il resto del pianeta la naturalità è semplice e segue leggi precise, uguali a sé stesse nel tempo; per esempio la legge di gravità fa sì che se un corpo non è stabilmente appoggiato cada. Questo a prescindere che si tratti di un masso in bilico su una rupe o di un gattino sul cornicione del decimo piano di un grattacielo. La legge di gravità non sarà né giusta né ingiusta, è semplicemente naturale. Fa parte di quell’insieme di leggi che, complessivamente, fanno sì che l’esistente continui ad esistere. La giostra gira finché gira con un suo ritmo da carillon, se un bimbo cade la giostra continua a girare, se un bimbo è felice o diviene triste, la giostra continua a girare. Non è né buona né cattiva: la sua natura è quella di girare a quel ritmo. Questo è naturale. Ma la comunicazione alfabetica tra enti complessi non è detto che sia ancora naturale. Nella mente dell’uomo molte sono le spinte contraddittorie e avviene quello che comunemente definiamo “mentire”.
Racconta un vecchio proverbio inglese che esistono tre tipi di segreti: il primo segreto è quello che non diciamo agli altri, il secondo segreto è quello che non diciamo a noi stessi, il terzo segreto è la verità. Quindi potrebbero esserci almeno tre comunicazioni menzognere: quello che non vogliamo fare sapere agli altri per nostri motivi, quello che non abbiamo capito e di cui abbiamo una visione errata, e quello che non possiamo capire. In un ambito di informazione non verbale, la forma è la nostra prima caratteristica che comunichiamo in un modo addirittura non intenzionale.
Il minerale esprime un ente-mente naturale, semplice, assoluto e comunica un messaggio naturale, semplice e assoluto. E per questo potente ed archetipo. Potremmo dire che un cristallo puro è un pensiero esente dal veleno del dubbio. Si forma attorno ad una forma geometrica di identità, detta gabbia di cristallizzazione, secondo la quale gli elementi si dispongono con una logica matematica e proiettiva tutto intorno ripetendo il modello centrale finché trova spazio ed energia per crescere. Il cristallo, unico essere con struttura molecolare “rigida” e sempre geometrica, è un portatore di informazione per eccellenza, in quanto nella forma, stabilita secondo sette assi di cristallizzazione precisi, sta l’identità del suo essere. Entrare in sintonia con un cristallo significa costringere la nostra mente a ragionare in termini semplici e quindi accordarsi secondo un’armonica essenziale. Un cristallo può divenire il nostro accordatore di fiducia, a cui ci affidiamo per recuperare l’originalità della nostra anima nel senso di recuperare un sentire originale, non mediato da ciò che di compromesso ci influenza dentro e fuori di noi. Entrare in sintonia con la dimensione minerale è uscire dalla necessità di generare in sé opinioni, funzione questa dell’intelligenza umana propriamente detta, ed abbandonare per un attimo l’illusione dell’individualità.
Questo è molto diverso da ciò che facciamo quando analizziamo le nostre problematiche alla ricerca di una soluzione probabile, magari confrontando il nostro stato con quello analogo di altri, pesando sintomi e rimedi.
Il contatto col cristallo si stabilisce in modo analogico ed avviene attraverso un rapporto di elezione che si maschera spesso sotto criteri estetici o economici: ben presto diviene simbiotico. Non si tratta di una “cura” ma di un individuo che entra nel nostro spazio vitale. Un individuo che non ha altri strumenti di comunicazione se non sé stesso, completamente, diviene lui stesso l’informazione da comunicare. Un individuo che è già un messaggio, che è coerente ed uguale a se stesso nei millenni senza altra opzione.
Sono stati scritti innumerevoli trattati sulle proprietà delle pietre molto prima che la scienza come noi la intendiamo esistesse. Cercando di perseguire una ricerca possibile che non varchi il limite del sogno se non con la consapevolezza di farlo, e si muova attraverso fenomeni ripetibili ma resti ugualmente “sapiente”, se sapienza significa percezione della realtà in uno stato prerazionale, si potrebbe dire che il cristallo è un’intelligenza che entra nel gioco dell’individuo, non sarà mai una medicina come comunemente viene intesa in senso farmacologico, ma è in grado di invertire quella logica energetica che ha innescato la malattia, entrando in interazione con le energie della coscienza e favorendo in questo modo una sorta di autoguarigione. Supponendo che l’insieme “uomo” sia composto da innumerevoli elementi, il cristallo stimola alcuni dei più semplici tra questi.
Il cristallo è sempre stato uno strumento consono all’arte sciamanica, dove i linguaggi di trasmissione non negano dignità a sogni e visioni che hanno anzi come scopo quello di correlare situazioni occasionali e relative a concetti assoluti, ed in questo modo ottenere l’affrancamento del singolo che si era allontanato dagli equilibri universali. In questo ambito la guarigione è sinonimo di esorcismo di sentimenti oscuri o negativi e risveglio alla luce, rinascita. La malattia diviene un percorso più o meno drammatico di trasformazione, legato all’intervento di energie naturali, quindi sincere ed assolute, quali la mente già risvegliata dello sciamano, fiori, pietre, animali, che hanno il ruolo di testimoni di principi vitali archetipi verso i quali l’individuo riconosce un’identità con la propria energia animica. In questo caso non si parla di filosofia scientifica, ma empatica, dove gli assiomi sono riferiti non a postulati dedotti dall’analisi speculativa del caso clinico, ma al “sentire”, alla comunicazione vitale. Lo sciamanesimo continua ad avere un senso secondo la stessa logica per cui anche se sappiamo che è la Terra a girare intorno al sole e non il contrario, all’alba “sentiamo” nell’emozione sorgere il sole, e al tramonto “sentiamo” nell’emozione che il sole scende. Questo modo “diverso” di sapere che corrisponde a stare “dentro a tutto” senza diaframmi è comunque quello che ha reso le conoscenze energetiche e cosmogoniche di un passato remoto (vedi Ayurveda e Tao, per la medicina, sapienza caldea ed egiziana per l’astronomia) inspiegabili dati gli strumenti analitici posseduti da quelle civiltà. Del resto la ricerca analitica galileiana in alcuni casi ha ottenuto il contrario di ciò che si era prefissa. La cultura prima si è dissociata dalle conoscenze tramandate, poi con alcune si è ricongiunta e con altre ha riaperto un dialogo. Alle soglie del terzo millennio siamo forse pronti a tornare ad una scienza olistica nel pieno senso del termine.
Siamo pronti a cercare nel sogno le direzioni della ricerca. Se la vita di un uomo è fatta dallo stato di veglia alternato allo stato di sonno/sogno eppure si tratta della stessa vita, per cui un uomo di cinquanta anni presumibilmente ne ha dormiti all’incirca venti. E se probabilmente la materia celebrale, nervosa, che in noi raccoglie e rielabora informazioni e produce stimoli e pensieri, si divide tra emisfero celebrale sinistro e destro le capacita logiche e analogiche, e mantiene nelle parti protette tra gli emisferi la propria formulazione di atteggiamenti della coscienza come la percezione (vedi ghiandola pineale) e la beatitudine mistica (vedi amigdala). Se tutto questo è vero ed è accettabile per tutti i linguaggi di verifica (e questo sarà sviluppato dagli stessi autori in altra sede), allora una vera scienza del reale deve superare i settarismi delle varie discipline e rendere circolare e integrativa l’informazione, in un sistema di analisi in cui ogni cosa ne spiega un’altra e insieme ne spiegano una successiva che conforta magari la prima. E tutto il sapere è reso comprensibile da sé stesso e dal “sentire” l’insieme come reale. Lasciando così spazio ad una spiritualità autentica, non dogmatica, evolutiva. Conoscenza e sapienza potranno essere gli strumenti della coscienza. Se vogliamo raccogliere l’eredità del sogno dell’umanità, leggiamo i testi sacri dei popoli dove troviamo una sognante cosmogonia ed un altrettanto onirico racconto dell’origine dell’uomo. Questi testi sono datati dal 6000 al 1500 A.C. a seconda della fonte che si consulta se archeologica o tradizionale, ma tutti parlano di un tempo più antico, primordiale, e tutti sono di altrettanto difficile consultazione perché appesantiti da secoli di religione e tradizione. Lo spirito è svelato nell’universo attraverso il colore della Luce. L’assoluto è l’Uno, bianco come il nulla, ma nel momento in cui è rifranto o si rifrange ecco che la luce bianca si smaschera come un ventaglio di sette colori, sette note che apparivano all’uno così come il tutto all’apparenza sembra materia concreta: sembra piatta, invece nasconde sette spessori.
Ad apparire concreto e nascondere sette profondità insondabili a quella concretezza non è l’otto, ma l’insieme dei sette, è l’Uno: com’è difficile per la mente capire una cosa così semplice come un sogno! Ed invece ecco che potremmo trovare le tracce dello spirito misurando la frequenza del raggio di luce scomposto nei suoi colori e se possiamo accettare che tutto è vibrazione, su un piano energetico ogni essere esprime sette livelli di frequenza che la tradizione ha “sentito” ed interpretato come livelli o stati di coscienza. Se questo è accettabile per l’essere umano, in cui possiamo per esempio riconoscere sette plessi nervosi, lo è anche per il nostro pianeta in cui la materia, nei metalli che lo compongono, cristallizza solamente in sette sistemi, come vedremo.
I cristalli sono queste sette frequenze. Sono i chakra del nostro pianeta. Sono sette onde che non si vedono e che insieme formano l’energia di questo pianeta che non è l’ottava frequenza, ma è l’insieme delle altre sette, la sua identità animica. È quello che sono i sette chakra nell’essere umano: l’insieme di questi sette colori dà il tono della persona, il tono di luce che quella persona può esprimere. Porre delle pietre su un uomo equivale a rafforzare una o più di quelle luci ed alzare il livello energetico di quell’unica luce che definiamo comunemente “aura”, il colore che le contiene tutte. Da quella luce emanano energia, salute e coscienza di quella persona e gli sciamani possono “sentire” tutto questo perché vedono quello che la materia degli occhi non vede e trattano le cose di questo mondo attraverso la sapienza di quell’altro mondo in cui il loro cuore vive e in cui tutti andiamo quando sogniamo.
La tradizione tibetana tramanda la dottrina segreta del cristallo Lado. Si tratta di una serie di pratiche yogiche rituali e meditative che si dice permettano di conseguire “il corpo di arcobaleno”, vera e propria trasformazione alchemica ed energetica attraverso la quale il corpo fisico, ammalabile ed invecchiabile, diviene un corpo divino, gioioso e durevole. Il Lado, cristallo puro e trasparente che è attraversato dall’arcobaleno, realizzato interiormente, ci pone in contatto con la realtà ultima delle cose, la vera essenza al di là dell’apparenza ingannevole: è così difficile trovare un linguaggio che dica questo agli uomini di oggi. Credere non serve. Occorre trovare una via di comunicazione delle esperienze possibili e costruire una scienza nuova che la possa contenere.
La cristalloterapia è una pratica sciamanica antica di millenni, la cui validità di risultati concreti supera abbondantemente il limite tranquillizzante della superstizione e poggia su conoscenze tali da apparire come un’arte tutt’altro che semplice. Eppure è destinata ad essere guardata con sospetto dal mondo scientifico fino a quando non si capirà “come” agiscono i cristalli su di noi, “come” si stabiliscono circuiti tra essi quando li posizioniamo seguendo determinati schemi tramandati. Possiamo solo constatare nella pratica il risultato.

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